Apprendere per Mappe

Ausubel credeva nell’apprendimento significativo cioè nel processo che vede lo studente mettere in relazione le nuove informazioni con altre che già possiede. I concetti già presenti sono un ponte tra ciò che già si conosce e ciò che si va ad apprendere. Questo processo attivo può essere incoraggiato dall’insegnante utilizzando le mappe concettuali che, grazie alla riflessione sulla costruzione e relazione dei concetti nuovi e vecchi, favoriscono la dimensione metacognitiva e l’assimilazione duratura del sapere. L’apprendimento meccanico, mnemonico e passivo porta invece all’oblio.
Enrico A. Emili, Università di Bologna

mappatipo.thumbLa mappa concettuale nasce come strumento didattico partendo appunto dagli studi di Ausubel sulla conoscenza significativa.
Guastavigna e Gineprini la definiscono come «una rappresentazione grafica di concetti espressi in forma sintetica (parole-concetto) all’interno di una forma geometrica (nodo) e collegati fra loro da linee (frecce) che esplicitano la relazione attraverso parole-legamento».
Le mappe cognitive e mentali mirano all’esplicitazione delle conoscenze rispetto a un argomento; in esse gli studenti riorganizzano le conoscenze in modo soggettivo e personale in base al proprio stile cognitivo. Per questo somministrare a qualcuno una mappa già costruita non favorisce un apprendimento significativo, perché essa rappresenta l’organizzazione di pensiero di chi ha creato la mappa. E’ infatti fondamentale che ogni studente diventi competente e autonomo nel riassumere e schematizzare un testo arrivando a creare la propria mappa.

Le mappe come strumento inclusivo
Le mappe, oltre ad essere uno strumento didattico per tutta la classe, sono anche strumenti compensativi inclusivi. In fase di valutazione possono fungere da supporto visivo, in particolare per i ragazzi con BES, finalizzato al recupero delle informazioni e all’organizzazione del discorso in una presentazione orale; possono essere usate come strumento di supporto nelle prove scritte e orali dove, dando sicurezza allo studente, contribuiscono a ridurre i livelli di ansia derivante dalla paura di dimenticare termini o parti di un discorso strutturato; possono anche compensare la lentezza nella lettura, la stanchezza nell’attenzione e la scarsa organizzazione delle idee fornendo strutture visive con poco testo, con immagini collegate fra loro per favorire l’organizzazione mentale.

Quali evidenze scientifiche?
Tra gli strumenti didattici e le tecniche studiate da Hattie, le mappe concettuali risultano più efficaci nell’apprendimento rispetto alla visione di video e simulazioni o attività al computer basate su ricerche in rete.
Calvani afferma che “la maggior parte degli studiosi concordano sul fatto che “la combinazione di istruzione diretta con strategie cognitive ottiene in assoluto i risultati maggiori in tutto l’ambito delle abilità scolastiche di base, anche con soggetti che rientrano nella fascia dei DSA.

Sunto redazionale dal documento di Enrico A. Emili: Le TIC nella didattica – l’importanza dei modelli d’uso delle mappe

Studio e Mappe secondo Novak
“Scoprimmo che le mappe concettuali erano un valido sistema per aiutare i docenti a organizzare le idee per l’insegnamento, e un buon metodo per gli studenti per scoprire i concetti chiave e i principi contenuti nelle lezioni, nelle letture o in altro materiale didattico.
A mano a mano che gli studenti acquisivano abilità ed esperienza nella costruzione delle mappe concettuali, iniziavano ad accorgersi che stavano imparando come imparare.
Progredendo nell’apprendimento significativo, scoprivano che potevano ridurre o eliminare la necessità di un apprendimento meccanico.
Le mappe concettuali fornivano loro un aiuto per riuscire ad apprendere meglio e aiutavano anche i docenti, essendo strumenti validi per concordare con gli alunni i significati da attribuire alle conoscenze e per progettare un insegnamento più efficace

Joseph D. Novak  (2010)